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Nepi
sorge ai piedi dei monti Cimini e Sabatini, su un promontorio tufaceo
protetto naturalmente da due profondi canaloni lentamente scavati dal
Rio Puzzolo e dal Rio Falisco, affluenti del Treia. Merita attenzione
la campagna circostante, che per la sua
pittoresca bellezza fu immortalata da Massimo D 'Azeglio nella prosa e
nel disegno, dal Carot nella pittura. La cittadina di Nepi nel 1645
diede i natali al grande musicista Alessandro Stradella.
Nepe, Nepet, Nepete secondo i vari cronisti, è probabile che derivi
dal serpente Nepa, adorato dagli antichi abitanti come divinità
protettrice della fertilità. Un serpente si ravvisa nello stemma di
Nepi e tale simbolo compare anche in altri particolari decorativi
della città. Nepi ha origini antichissime: fondato da Termo Larte 548
anni prima di Roma fece parte della Pentapoli Etrusca e come tale fu
popolosa e potente. Signoreggiò a lungo e vide sorgere monumenti
importanti di cui rimangono cospicue tracce. Nel 371 dopo la nascita
di Roma fu conquistata da Furio Camillo che vi fondò una colonia. I
Romani vi innalzarono ville e templi; vi costruirono l'Anfiteatro
detto di Augusto e le importanti Terme dei Gracchi. Nel 568 d. C. fu
distrutta dai Longobardi di Alboino e abbandonata. Risorse solo nel
tardo medio evo appartenendo successivamente a Matilde di Canossa, ai
Vico, ai Colonna, agli Orsini, agli Anguillara. Dal 1428 Nepi diventa
proprietà dello Stato Pontificio e vi si alterneranno come governatori
Ascanio Sforza, Lucrezia Borgia e Cesare Borgia. Dopo la morte di
Alessandro VI (Rodrigo Borgia), Leone X investì, nel 1521, col titolo
di Governatore Perpetuo Bernardo Accolti da Arezzo soprannominato
“l’Unico” che fu soprattutto un dittatore. Dopo aver sconfitto
l’invasore Carlo V, l’Unico fu poi cacciato dalla Popolazione
Nepesina. Con l’elezione di Paolo III Farnese Nepi diviene feudo di
Luigi Farnese. Dal 1545 Nepi torna ad essere proprietà della Chiesa e
vi rimarrà fino al 1870.



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